{"id":65,"date":"2012-10-31T09:36:45","date_gmt":"2012-10-31T08:36:45","guid":{"rendered":"http:\/\/andreaforneris.com\/web\/?p=65"},"modified":"2019-10-31T09:39:35","modified_gmt":"2019-10-31T08:39:35","slug":"rilassamento-t1-e-t2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/andreaforneris.com\/web\/rilassamento-t1-e-t2\/","title":{"rendered":"Rilassamento T1 e T2"},"content":{"rendered":"\n<p>I protoni presenti nei fluidi si comportano diversamente rispetto a \nquelli legati a molecole qualora vengano eccitati da impulsi di \nradiofrequenza. In entrambe i casi, cessato lo stimolo RF, la \nmagnetizzazione ritorna sul piano longitudinale, impiegando un tempo T1,\n detto, come abbiamo gi\u00e0 visto, tempo di rilassamento longitudinale.T1 \u00e8\n definito come il tempo necessario per il recupero di circa i 2\/3 (63%) \ndella magnetizzazione longitudinale. Il tasso di recupero \u00e8 1\/T1.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rm-online.it\/images\/storia_fisica\/rilassamentot1.jpg\" alt=\"rilassamentot1.jpg\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Dopo un impulso RF a 90o il vettore M impiega un tempo T1 per recuperare il 63% del suo valore iniziale<\/p>\n\n\n\n<p>La magnetizzazione trasversale decade invece, come gi\u00e0 accennato, nel tempo di rilassamento T2.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rm-online.it\/images\/storia_fisica\/rilassamentot2.jpg\" alt=\"rilassamentot2.jpg\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Dopo un impulso di eccitazione la magnetizzazione trasversale decade al 37% del suo valore massimo in un tempo T2<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019acqua legata a macromolecole, per effetto delle forze di legame, \ntende ad avere T1 e T2 minori rispetto all\u2019acqua libera. Il limite \nsuperiore per T1 re T2 \u00e8 di circa 3 secondi e corrisponde all\u2019acqua \ndistillata.T2 non pu\u00f2 mai essere maggiore di T1, anzi per tessuti ricchi\n di strutture T2 \u00e8 sempre minore di T1. I tempi di rilassamento T2 sono \nmeno influenzati dall\u2019intensit\u00e0 del campo magnetico applicato rispetto \nai tempi T1.<\/p>\n\n\n\n<p>Pu\u00f2 capitare che il campo B presenti dei punti di disomogeneit\u00e0 \noppure che il sistema stesso di spin (campione) abbia dei punti a \ndiversa suscettivit\u00e0 (suscettivit\u00e0 = intensit\u00e0 di magnetizzazione\/B = \nI\/B ) a causa, ad esempio, di accumuli di materiali paramagnetici, o sia\n soggetto ad ulteriori campi magnetici. In questi casi la frequenza di \nprecessione degli spin dipender\u00e0 anche dalla loro posizione rispetto ai \npunti di disomogeneit\u00e0, per cui in punti diversi del campione di avranno\n diverse frequenze di precessione con un conseguente sfasamento degli \nspin. A causa del minore ordine del sistema di spin, il decadimento \ndella magnetizzazione trasversale avviene pi\u00f9 rapidamente rispetto al \ncaso in cui ci sia solo il rilassamento spin-spin. Questo fenomeno \u00e8 \nconsiderato nella costante di tempo T2*.La relazione tra T2 e T2* \u00e8 la \nseguente:<\/p>\n\n\n\n<p>1\/T2* = 1\/T2+\u03b3\u0394B\/2<\/p>\n\n\n\n<p>dove \u0394B indica il range di variabilit\u00e0 del campo magnetico applicato.<\/p>\n\n\n\n<p>Applicando i gradienti di campo magnetico per la codifica spaziale \ndel segnale si introduce una ulteriore fonte di disomogeneit\u00e0 del campo \nper cui si ha:<\/p>\n\n\n\n<p>1\/T2** = 1\/T2+\u03b3\u0394B\/2 + \u03b3Gr<\/p>\n\n\n\n<p>dove G indica l\u2019intensit\u00e0 del gradiente per unit\u00e0 di lunghezza, r \nindica la lunghezza (nella direzione di G) del campione in esame<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I protoni presenti nei fluidi si comportano diversamente rispetto a quelli legati a molecole qualora vengano eccitati da impulsi di radiofrequenza. 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